Giornalismo: problemi aperti

Adesso che sto per lasciare (molto probabilmente) questo mestiere pongo alcuni problemi relativi al giornalismo in generale. Non è una questione di carta stampata contro web o televisione. L’informazione vive un momento di trasformazione, non necessariamente verso il meglio (nemmeno per forza verso il peggio).

Il punto è paradossalmente la grande quantità di informazioni oggi a disposizione. Troppe per certi versi. I media sono inondati da queste informazioni e per lo più, adesso, si limitano a elaborarle o poco più. Certo occorre anche “trovare” qualche notizia, fare lo scoop si sarebbe detto un tempo. Il problema è che a causa della crisi economica, che colpisce i mezzi di informazione come le altre aziende, le redazioni diventano più snelle, si riduce il numero dei giornalisti, aumenta il lavoro e il giornale (in senso lato) diventa più che altro una grande cucina per digerire la quantità di informazioni in arrivo.

Dall’altro lato queste informazioni sono spesso estemporanee, materiale grezzo. I mezzi tecnologici a nostra disposizione oggi ci permettono di avere immagini decenti con i telefonini o le videocamere. Dunque su qualsiasi evento nel giro di pochi minuti si trova in rete di tutto. Ma si tratta appunto di materiale grezzo, pezzi di puzzle, che molto spesso i cittadini, desiderosi di fare informazione, mettono a disposizione. Ma questo materiale grezzo non sempre viene elaborato a dovere. Per lo più è gettato in pasto ai lettori (soprattutto quelli di internet che hanno la sensazione di stare sulla notizia) senza mediazione. Una mediazione che non significa ne censura, ne tagli, ma dovrebbe essere elaborazione, racconto della notizia. Questo racconto è sempre più scarno e privo di approfondimento. Magari non è sempre necessario l’approfondimento, ma qualche volta ci vuole, anche per cercare di capire.
Credo che i lettori, almeno in parte si siano fatti l’idea dei giornalisti come di una categoria di nullafacenti prezzolati. Ci saranno certamente anche quelli (ci sono ovunque in ogni settore lavorativo), ma il giornalista, colui che conosce il mestiere (grazie a studi o anni di esperienza) serve per avere una buona informazione in cui siano esposti i fatti, prima ancora che ci siano commenti. E soprattutto ci vorrebbero giornalisti per seguire le notizie più che per cucinarle. Ma questo sta diventando, per i mezzi di informazione, sempre più un lusso.

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2 Risposte

  1. Sottoscrivo ogni singola parola. Aggiungo però che molti pseudogiornalisti hanno vissuto di rendita per anni, forti del fatto di aver accesso con grande facilità a informazioni che, senza bisogno di grandi interventi, diventavano notizie da fornire ai propri lettori, facendo di fatto nulla più che gli intermediari.

    • Replica molto tardiva. Sì è così un po’ per forza, un po’ per comodità. Il vero problema più che altro è che l’essenza del giornalismo, ovvero la ricerca della notizia ormai non è più valutata col suo giusto peso economico, anche perchè l’articolo di giornale con la notizia non è considerato “prezioso”. Magari vale di più il commento in prima pagina dell’opinionista di nome.

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